domenica 4 settembre 2011

Il dipinto segreto di Robert Delaunay (futurista orfista)



"CONOSCI IL PITTORE DELAUNAY ?"

Robert Delaunay, da ragazzo
(Parigi 1885, + Montpellier 1941)

Robert Delaunay (foto d'archivio)

"Neppure io lo conoscevo,
... forse conoscevo sua moglie Sonia"
dichiarazione autentica di Joackinder
pubblicitario, ricercatore, ideatore di trame per film



Umberto Joackim Barbera
qui introduce la

LA DOPPIA OPERA DI ROBERT DELAUNAY 


Questo é il doppio pannello ritrovato a Torino da Joackinder, olio su tela ciascuno di cm. 90x150, quindi per totali cm.180 di base per 150 di altezza, con soggetto futurista da indagare, poiché l'opera é sprovvista di firma e, per ora, di perizia.

Il soggetto sembra essere New York, con immobili e "grattacieli" : alcuni riferimenti si rilevano leggendo "Art Dossier" edito da GIUNTI a cura di Thomas M. Messer "I grandi collezionisti: "I Guggenheim" dove alla pag. 60 é riportato uno stralcio del diario di Peggy Guggenheim in cui si conferma sia l'incontro tra la collezionista e Robert Delaunay a Grenoble (France), sia l'elencazione delle strade in cui la famiglia Guggenheim abitò a New York, inizialmente nella 69 strada ovest, poi nella 72 strada est nella cui casa abitò una zia di Peggy  alla quale fece visita nel 1941. Queste indicazioni potranno essere utili per individuare la strada dalla quale si osserverebbero questi palazzi di N.Y.?

N.Y., Manhattan 1935

Per quanto alla prima impressione, i rapporti volumetrici di questi palazzi sono fluidamente rappresentati benché con prospettiva ardita ed una dinamica spaziale forte e slanciata. Il contrasto dei colori é valorizzato da una luminosità diffusa e bene equilibrata, propria del periodo futurista, mentre la deformazione e l'occultamento dei particolari é caratteristica della fantasia onirica dell'artista (periodo del cosìddetto "orfismo"), con una impostazione fluida ma squilibrata, caratteristica delle opere del periodo più importante in cui si espresse Robert Delaunay, citato negli articoli del critico d'arte Metzinger e nei "commentari" di Guillaume Apollinaire.

Da un articolo di Metzinger su "Pan" (1910)

Dai "Commentaires" di Guillaume Apollinaire:

Da un'opera di Robert Delaunay della serie delle "Fenètres" (=finestre), ed in quest'opera ce ne sono due sulla destra del pannello dx,  dovremmo quindi aspettarci, secondo Apollinaire,  un equilibrio della luminosità ed un disequilibrio della costruzione ovvero un sorprendente disequilibrio della impostazione dei rapporti volumetrici: ciò é esattamente quello che si riscontra su questi due pannelli.
  
Il primo pensiero ci porta a paragonarlo al suo celebre dipinto "La torre Eiffel 1910", un regalo di nozze  di Robert Delaunay a sua moglie Sonia, infine finito esposto al Museo Guggenhaim di New York.



Robert Delaunay fu un artista francese che partecipò al movimento ispirato dal poeta e giornalista Guillaume Apollinaire il quale suggeriva di inserire dei giochi di parole tradotti visualmente nei dipinti. Ad esempio prendiamo la frase che si adatta alla lettura del dipinto "La torre Eiffell 1910":

   Des nuages sur la tour eiffel de Paris
= Delle nuvole sulla torre Eiffel di Parigi

Questa frase avrebbe potuto leggersi in modo diverso, attraverso un gioco di parole ed una traslitterazione giocosa:

"De nue agee hurle la tourelle de par Isis" 
= "La torre urla la vecchia nudità di Iside"

Appare infatti sotto la cuspide, in cima ad una scalinata, la porta d'entrata alta e stretta di una tomba egizia, con iscrizioni geroglifiche sul lato sinistro della porta... un riferimento alla Dea Iside protettrice di Parigi, dalla quale "Par Isis" la città prese il nome.
  
Peraltro il gioco si risolverebbe in una frase ironica sulla nudità dei due amanti, Sonia e Robert Delaunay, che ben si addice a questo dono che Robert le fece. 

La presenza di questa "dichiarazione" celata in un gioco di parole ci conferma che una chiave di lettura appartenente all'epoca del primo novecento, possa ritrovarsi ripetuta nel suo archetipo anche in opere successive dello stesso autore. In questa direzione approfondiremo la nostra indagine cercando un ritratto che Robert Delaunay avrebbe fatto ad un amico invitandolo ad indagare un suo dipinto...

L' OCCHIO CHE TI OSSERVA

Robert Delaunay, 1926

Ciò che ci sorprende in questo ritratto di Delaunay é l'occhio sinistro, il destro per l'osservatore. Un occhio appositamente rappresentato più grande dell'altro, con uno sguardo fisso ed indagatore: "Oeil !" (= occhio), che in gergo francese significa "attento!", vale a dire "cogli al volo con un colpo d'occhio!".

Fu peraltro sua moglie Sonia a soprannominarlo "coup de poing" poiché sembra che nelle loro discussioni sull'arte Robert si adirasse e chiudesse la mano a pugno nell'atto scherzoso di minacciare di dare un pugno nell'occhio.

vedi alla terza riga il riferimento all'occhio.
"Arte in due", Ed. Mazzotta, pag. 83

Joackinder attua una tecnica di indagine inusuale, senza apparenti correlazioni logiche quanto invece  funambolica ed intuitiva, che però porta a dei frutti. Ha deciso quindi, con un'idea che forse apparirà balzana, di cercare questo stesso occhio sui pannelli ritrovati, osservandoli con un ingrandimento progressivo, alla ricerca di un ulteriore indizio che porti a identificare Robert Delaunay:



Guardando così meglio i particolari, Joackinder é riuscito ad individuare lo stesso occhio  nel pannello di destra, in basso, proprio sopra la linea orizzontale che passa per la punta del naso del volto dell'artista. Al termine della linea noterete sporgere le dita della sua mano fuoriuscire dal blocco di ghiaccio!

L' OCCHIO CHE TI GUARDA


Robert Delaunay


Robert Delaunay, 
sua fotografia dopo il matrimonio
con Sonia Stern Gradizhsk 
(Ucraina1885- Parigi 1979)

La sorpresa causata dalla somiglianza di Robert Delaunay con il volto individuato nella facciata del palazzo, porta a pensare che a prova del proprio autoritratto deformato l'artista abbia lasciato una controprova che fosse per vicinanza riconducibile a lui. Joackinder ha quindi illuminato i pannelli con una luce trasversale in modo da far risultare una rifrazione angolare della luce che permettesse di fotografare dei riflessi altrimenti invisibili.

Questo tentativo ha dato un risultato altrettanto sorprendente: nel pannello di sinistra, quasi al bordo della tela, la fotografia fissa una immagine evanescente poiché dipinta con un pigmento avente densità minore e quindi producendo un angolo di rifrazione della luce diverso da quello indotto dai colori più densi.

IL FANTASMA NEL QUADRO !


A prima vista questo volto fantasmatico sembrerebbe assomigliare a quello della moglie dell'artista poiché, a ben vedere, porta una collana donatale in una occasione importante, quindi da ciò si deduce che si tratti di una donna riconoscibile più facilmente da chi le donò il gioiello, ad esempio nell'occasione del loro fidanzamento.

Il ritratto ispiratore di Sonia Gradizhsk-Delaunay potrebbe essere la controprova data da Robert Delaunay per rendere certa l'autenticità del dipinto?

Oppure più semplicemente potrebbe essere la proiezione del negativo di una fotografia di sua moglie Sonia, foto-impressa su un velo di pittura foto-sensibile, al fine di ripetere in questo suo dipinto il gioco ottico che caratterizzò il "capolavoro sconosciuto" di Fantin La Tour e di Degas?

Ma poi, per quale scopo criptare la propria identità con tutte queste difficoltà quando sarebbe stato per lui più facile firmare il dipinto? La risposta é ancor più semplice: se si trattasse di un dipinto segreto, il motivo sarebbe quello di tramandare un segreto.
Ed allora, quale segreto?

Occorre indagare nelle piccole finestre dei "grattacieli" visto che il segreto potrebbe riguardare proprio chi sta in cielo…

I SEGRETI NELLE CELLE...


In questo ingrandimento vi é un riflesso (graffio bianco) utile ad indicare l'immagine nera che si staglia nel riquadro adiacente: il profilo di un uomo? Nel riquadro sottostante, una Madonna con bambino? 

Sul tetto del palazzo adiacente vi é un cartellone pubblicitario di colore blu sul quale appaiono dei numeri:

LA DATAZIONE DEL DIPINTO



OPPURE UN CODICE SEGRETO ?

A meno che la scritta che appare in colore celeste su fondo blu non sia in caratteri della lingua ebraica ad indicare il nome di Javhé sotto altro nome ancor più indicibile, ad indicare quindi il personaggio misterioso meta di questo straordinario gioco orfico...
Evoluzione del Tetragramma di Jahvé 
dai caratteri Fenici a quelli ebraici

... potrebbe trattarsi di numeri arabi i quali indicherebbero la data di esecuzione del dipinto, ovvero nel giugno 1922, essendo il numero 2 completo e visibile mentre il numero 4 é visibile solo per metà?

... oppure trattarsi di un codice che indichi il numero 22 visto che é  = 2 + 4/2 ?

Tuttavia, come in tutti i giochi che pongono domande alle quali deve essere data una risposta, l'organizzatore del gioco deve prevedere di poter controbattere il risolutore tenendo pronta una soluzione alternativa in modo da lasciare sempre il dubbio sulla corretta soluzione del gioco.

Quale avrebbe potuto essere quest'altra soluzione del gioco, se non un gioco numerico cabalistico? Forse solamente un gioco di parole?

UN SEGRETO NEL SEGRETO

Ed infatti, i numeri 1 e 9 possono essere letti sia in lingua francese come "un oeuf" (= un uovo), sia lingua inglese come "a nine" (= un nove) oppure "annin" (= trattasi del nome d' un personaggio).

Consideriamo la interpretazione dal francese:
"un uovo" significa "contenitore di un pulcino, ad esempio di colomba" quindi un annuncio di una verità, rappresentando notoriamente la colomba questa rara qualità. Questa verità dovrebbe essere precisata dai numeri in successione che abbiamo visto essere il 2 oltre che il 4 nascosto per metà, ovvero un altro 2. Da tutto ciò si deduce che la verità si troverebbe in corrispondenza al numero 22 che, guarda caso, corrisponde alla soluzione di un gioco statistico noto agli addetti ai lavori.

L'ORFISMO

Il movimento artistico cui partecipava Robert Delaunay é chiamato "orfismo" (un concetto caro ad Apollinaire): la sua caratteristica é l'esistenza nell'opera d'arte di una correlazione tra l'aspetto pittorico e quello letterario che si realizza con l'introduzione nel dipinto di espressioni visuali decriptabili con la lettura delle immagini nella lingua praticata o scelta dall'artista. Quando i giochi di parole furono ritenuti troppo semplici, venne ideato qualcosa di più complesso e, soprattutto, coinvolgente nel gioco più artisti aderenti alle medesime regole "orfiche".

IL DITIRAMBO

Il gioco ditirambico statistico si basa su un calcolo combinatorio enunciato in una conferenza nel 1908 dallo statistico Maurice Princet ai "tre musicisti" Guillaume Apollinaire, Pablo Picasso e Max Jacob (vedasi il "Dizionario Picassiano" di Pierre Daix, alla voce Princet), uno dei tanti giochi basati sul calcolo delle probabilità che non é possibile illustrare in questa sede. Basti dire che il numero 22 é la pagina in cui cercare, in 22 libri presi a caso (tra quelli pubblicati dalla collana di un editore partecipante al gioco), le proposizioni principali che si trovino scritte alle righe 2 e 22 per poter disporre alla fine della ricerca di un testo scritto contenitore della verità cercata. Per estrarre la verità si dovranno estrapolare le sole parole doppie, ovvero risultanti presenti due volte nel testo. Questo gioco fu realizzato, con la complicità degli organizzatori, degli artisti e degli stampatori, da alcuni editori internazionali, ad esempio in Italia dalla società Einaudi di Torino, credendo che potesse essere un divertente ed utile espediente per vendere più libri tramite la promessa, trasmessa sotto voce, di rivelare delle verità altrimenti indicibili.

A comprova, presa al volo, la testimonianza di Pablo Picasso che lasciò nella IV di copertina de suo "Cahier" (1ma edizione) la formula per decriptare e decifrare il ditirambo. Infatto sulla "tabellina matematica" si legge la formula scritta di suo pugno:


<222/:PP = colomba : 3 M.Princet>

dove 222 é il numero da leggersi in francese "deux cent vent deux" così che strascicando le parole diventi "Des savants de" seguito dalla parola < / = Barre>, quindi "debarrées", da interpretarsi come "delle conoscenze intercalate del deputato realista Barre> ma dove? Sulla < / = ligne>, ovvero sulla linea 2 e 22 !

Ma c'é di più: capovolgendo la pagina, si legge la seconda parte dell'equazione meta-letterale: < colomba : 3 M.Princet>.


La colomba rappresenta la verità mentre la triplice scritta M. Princet, sta a significare < 3 = al cubo > e, quindi, che il concetto del "cubismo" venne suggerito da Maurice Princet, l'eminente statistico esperto in giochi combinatori, com'é citato nel "Dizionario Picassiano" di Pierre Daix !



LA RICERCA DI "HANNAN"

Consideriamo ora la traduzione dall'inglese:
"A nine" (un=1, 9) può essere letto tutto di seguito come "Anine" parola che si pronuncia  "Einain" (non si pronuncia la "e" finale) e che, trattandosi di un personaggio, farebbe riferimento ad o "An Ain" (anche detto "An Anni" o "ANNANI" o "Hanani o HANNAN), una genealogia reale in accordo con la Bibbia, il cui Signore Re potrebbe essere il personaggio cui farebbe riferimento la traduzione effettuata dal francese.

E se di genealogia non si trattasse, vi sarebbe comunque un'analogia tra la Divinità Annahin ed il Dio romano Mitra…

clicca per saperne di più su Mitra e Anahita

Un interessante sito "ALL ABOUT GOD" (= tutto ciò che riguarda Dio) parla di questo segreto:  <http://www.allaboutgod.com/truth-topics/hanani.htm>

Inutile tuttavia cercare questo sito, é rifiutato dal server di "Blogger" forse per diritti di "copyright". Non si deve nominare il nome di Dio invano. Un diverso avviso venne dato con un film il cui titolo originario era:
NEL SEGNO DI HANNAN

Trama del film: "Il segno degli Hannan"

Agente segreto ebreo di New York si accorge di essere nel mirino di qualcuno. Perché? C'è un pizzico di Hitchcock in questo giallo dove i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato. Ottima la prima parte con R. Scheider sobrio ed efficace. Memorabile finale alle cascate del Niagara. Musiche di Miklos Rozsa, fotografia di Tak Fujimoto. Dal romanzo The 13th Mandi Murray Teigh Bloom.

Tra l'altro, un riferimento ad "Hannan" venne inserito anche da Henri Matisse in un suo acquerello che é stato indagato da Joackinder e che sembra aver esacerbato Madame Wanda de Guébriant,  la Direttrice degli Archivi Matisse:

(clicca per vedere l'acquerello misterioso di Matisse)


Tornando ai pannelli di Robert Delaunay, senza spingerci troppo oltre nelle correlazioni - che ci sono - con altri pittori in un medesimo gioco concertato da misteriosi organizzatori, ci rendiamo ora conto di essere di fronte ad un dipinto contenitore di una molteplicità di messaggi ed in questo senso si tratterebbe della prima opera d'arte destinata a diventare "multimediale". Una vera e propria perla nella storia dell'arte?

ALLA RICERCA DELLA PERLA NERA 

Nell'indagine effettuata passando la mano radente alla tela, si é riscontrata una sola asperità in un punto curioso, sullo spigolo angolare di un palazzo. A ben guardare in quel punto emergeva annegata in materia una pietruzza che é stato possibile asportare con l'unghia del dito. Esaminandola alla lente, é risultata essere una piccola perla nera, un elemento fondamentale per certificare la corrispondenza di Delaunay con il movimento di Apollinaire. Infatti, lo stesso Apollinaire aveva suggerito a Picasso di inserire una perla nera in un'altro dipinto: "La bande Picasso".


                                           Formato file: PDF/Adobe Acrobat - Visualizzazione rapida 
… quantità di lavoro fornita dall'artista” (Apollinaire). 
"The value of a ... sormontato da una perla nera

Il dipinto di Delaunay si sarebbe quindi trasformato in un dipinto prezioso, ovvero impreziosito dalla perla nera inserita non solo come elemento decorativo o simbolico, ma soprattutto come elemento sconosciuto agli eventuali falsari dell'opera e, quindi, utile per consentire il riconoscimento dell'autenticità dell'opera per via di questo particolare noto solo all'autore del quadro, a meno che non sia stato tramandato da Delaunay in punto di morte a sua moglie ed al suo critico d'arte.


Trattandosi di una "liaison" con un'idea di Guillaume Apollinaire, non avrebbe potuto mancare nel dipinto di Robert Delaunay un gioco di parole, un indovinello da risolvere già presente in altri quadri dei pittori facenti parte dello stesso movimento. A Joackinder venne in mente la finestra, "topos" di Matisse, finestra che di certo non mancavano in questo dipinto di "grattacieli".

L' ULTIMA FINESTRA

Si osservi quindi il corridoio in fuga prospettica verso destra, al fondo del quale si notano "alle fine due finestre aperte", frase che in francese si trascrive come "au fin... deux fenetres ouvertes", un classico gioco di parole per dire "au fin d'étre ouverte" che significa "alla fine d'essere scoperto". 

Occorre quindi ingrandire l'ultima finestra dove appare nascosto l'artista autore del dipinto, nell'atto di mostrarsi per essere riconosciuto !


Naturalmente questa ricerca non può portare alla determinazione certa dell'artista Robert Delaunay, neppure se si ritrovasse olfattivamente l'odore del tabacco da pipa usato dall'artista, ma crediamo che un esperto critico d'arte bravo almeno quanto Joackinder possa riconoscerne l'autenticità, magari tramite un'esame multispettrale digitalizzato con la conseguente comparazione dei colori trovati con quelli utilizzati dall'artista.

Potrebbe però essere possibile individuare la data e la firma dell'artista. Dove? Sotto la seconda finestra aperta, dove la frase "orfica" dice che é li che lo si potrebbe scoprire…


SULLA TELA LA DATA 193...

Sotto alla finestra, parallelamente al piano della finestra (grigia), nel muro marrone scuro, all'ingrandimento si intravede una scritta nera "Delaunay Robert", mentre nel centro della immagine sul punto più chiaro (bianco) all'ingrandimento si intravede la data 193... o 1937 ? (Riprendete l'immagine e contrastatela con un programma adatto al trattamento dei colori B/N, tipo "Bacchetta magica"). Se vi fosse una incongruenza con la datazione e l'incontro tra Peggy Guggenheim con Robert Delaunay, ciò significherebbe che la datazione del dipinto possa essere stata iscritta tardivamente in maniera errata (non 1937 ma erroneamente 1935)?

Un'ultima appunto sulla provenienza dei due pannelli: trattandosi di un gioco al loro ritrovamento, essi potrebbero essere stati derubricati dall'inventario degli ordinativi di una collezione di un Museo?  Questo Museo, sempre per la deduzione più semplice, potrebbe trovarsi con maggiore probabilità nella città che venne rappresentata sui pannelli, cioè New York. Il cerchio quindi si stringe ed ipotizzando che al gioco partecipassero anche ricchi mecenati, verrebbe da pensare che fosse proprio Peggy la ricca Signora miliardaria che avrebbe acquistato quest'opera per collezionarla con altre opere del Delaunay.

Pertanto, grazie di cuore, caro Ezio che sei in terra, e ancora molte grazie a te Peggy, che sei nei cieli.


 Umberto Joackim Barbera
a rapporto con Ezio Gribaudo,
Maestro affabulatore
del tempo che fu.

Peggy Guggenhaim con i suoi esperti d'arte


LA RICERCA CONTINUA


POST SCRIPTUM :  
"Questi ultimi due particolari potrebbero esservi sfuggiti ?"

1) Un piccolo ritratto dedicato a Peggy Guggenhaim 
sembrerebbe essere stato micro-dipinto dal pittore 
alla base della casa squadrata di colore rosso scuro
 che si trova sulla sinistra in basso del primo pannello,
 esattamente dove é indicato dall'asterisco:  *
(é meglio usare gli occhiali)


                                                  *
    









<- Ritratto di Delaunay 
         a Peggy Guggenhaim ->

2) la casa squadrata di colore rosso scuro (vedi nell'angolo in basso a sinistra)
 dalla essenziale linearità architettonica, 
venne realmente costruita 
non a New York ma a Torino, 
in via Luisa del Carretto 57, 
commissionata al suo architetto Boetti Villanis 
dal celebre pubblicitario Armando Testa. 
Se ne deduce che questo dipinto
 possa essere stato l'ispiratore del progetto 
"Il palazzo della comunicazione" !

LA PROVA DI AUTENTICITA' 
CHI TE LA DA ?

Cerca su "Google" 
"Il palazzo della comunicazione"
(Sede Agenzia Armando Testa - Torino)



"Ciao Armando, grazie a te per avermi insegnato 50 anni fa 
a stare dalla parte di chi guarda". Umberto Joackim Barbera


Joackinder ha inviato una e-mail a Marco Testa, figlio di Armando Testa ed alla sua morte succedutogli nell'impegnativo ruolo di Amministratore Delegato della Agenzia pubblicitaria Testa spa, chiedendogli se mai avesse visto questo pannello o se ne avesse mai sentito parlare da suo padre.

Come in un gioco televisivo pre-serale, Marco ebbe a rispondergli in sintesi con tre asserzioni:

- di non aver mai visto questo pannello:

- che suo Padre non gli avrebbe mai detto nulla al riguardo.

- che l'architetto avrebbe presentato a suo padre un progetto di costruzione della "casa della comunicazione" in cui il palazzo avrebbe dovuto avere una facciata di continua vetrata (ndr: ad esempio, come il palazzo rappresentato centralmente a quest'opera). Ma la facciata a vetri isotermici non piacque ad Armando Testa (particolare confermato da Mario de Barberis, per tanti anni Amministratore Delegato dell'Agenzia Pubblicitaria).

Ne consegue che, se poi il palazzo venne costruito in solidi mattoni e cemento armato, con una facciata costituita da tante piccole e strette finestre verticali ed infine colorato di rosso pompeiano (ndr: come quello dipinto in basso a sinistra sul pannello), per cui l'elemento ispiratore della modifica al progetto non avrebbe potuto che essere il pannello di Robert Delauney a meno che non si tratti di un'opera d'arte dipinta successivamente alla costruzione del "Palazzo della Comunicazione" su una modifica voluta e disegnata da Armando Testa.

Ma quest'ultima conclusione sarebbe contraddittoria con almeno cinque indizi segreti lasciati sul dipinto dal pittore Robert Delaunay:
1) suo autoritratto nascosto dietro la facciata principale;
2) il ritratto di sua moglie, nascosto dipingendola con un trucco per cui sarebbe stata visibile solo con una illuminazione laterale ("apparizione del fantasma);
3) la perla nera, elemento di riferimento ad Apollinaire.
4) il rebus "orfistico" delle due finestre aperte;
a comprovare l'impossibilità di una falsificazione dell'opera.
5) La correlazione del dipinto con le finalità del gioco segreto "ditirambico" (il medesimo indicato da Pablo Picasso)

Tutto ciò Armando non avrebbe potuto davvero immaginarlo!


UN LONTANO RICORDO

Tuttavia Armando avrebbe potuto aver esposto questo quadro nel salone della sua abitazione collinare di Torino dove Umberto Joackim ricorda di aver visto, nel lontano 1964, una grande opera avente per soggetto New York! (Ma non può giurare che sia proprio quest'opera!). E se invece fosse stata proprio quest'opera? La scena: Umberto aveva allora 17 anni e si era recato a prendere Delfina (la figlia di Armando) per andare con Lei al cinema. Suonò alla porta e venne introdotto nel salone da una persona di servizio che lo lasciò ad aspettare da solo. Al di là di una grande vetrata ricorda un giardino privato. sul muro di destra, un grande quadro. Improvvisamente Armando entrò nel salone e, sorpreso di vedere un ragazzino guardare il suo quadro, non conoscendolo, gli chiese con voce burbera: "Cosa diavolo fai tu qui?". Ed io, imbarazzato,  risposi guardando il quadro: "A Torino niente, però mi sembra d'essere a New York!".            


Si tratterebbe di un'opera rubata, oppure semplicemente regalata da Armando ? Nel dubbio Joackinder ha recentemente presentato un'istanza al Nucleo dei Carabinieri di Torino, addetti alla Tutela del Patrimonio, chiedendo loro di indagare su due opere (Delaunay e Fontana), ricevendo il seguente esito:




Nell'ultima riga della porzione del documento
rilasciato dal Nucleo Tutela Patrimonio dei Carabinieri,
si legge: "... non risulta proveniente da reato".



Non si tratta di un'opera rubata
"NON é un corpo di reato" !



Conclusione:

Difficile trovare in questo dipinto ritrovato la giovanile qualità del calmo lavoro di Robert Delaunay. Si tratterebbe infatti di un dipinto eseguito velocemente, nello stile più puro dei futuristi, forse imposto dai termini di consegna, per di più ricco di contenuti suggeritigli dal committente. 

Un dipinto quindi eseguito su ordinazione, in cui i molti contenuti vanno a discapito della qualità, salvo che questo ribaltamento concettuale non sia stato un vero e proprio colpo d'ala di Delaunay, un tentativo di sperimentare la velocità e temerarietà futurista per celebrare l'antagonismo dell'eccellenza nell'arte del "New Deal" americano, in particolare di New York, Manhattan, al pari della sua amata Parigi.

E' probabile che quest'opera, realizzata per la Peggy Guggenhaim, la quale gli aveva già acquistato alcune opere aventi per soggetto la "Torre Eiffel", sia invece stata acquistata dalla famiglia Rivetti, ricchi industriali proprietari del Gruppo Finanziario Tessile e collezionisti d'arte. Il dipinto sarebbe stato infine venduto o donato al pubblicitario Armando Testa, colui che inventò l'abito su misura (Facis) la cui campagna pubblicitaria fu ideata da Armando Testa.

Il dipinto sarebbe quindi passato di mano e trasferito in un alloggio del quartiere della Crocetta, a Torino. Il raccoglitore "brocanteur" ricorda infatti di avere svuotato un appartamento in cui aveva acquistato un blocco di opere d'arte tra le quali due grafiche firmate con la lettera "T" (iniziale di Testa), tra cui un pannello raffigurante una nocciolina americana (classico "topos" di Armando Testa).

Umberto Joackim Barbera acquistò i pannelli di Robert Delaunay dal "brocanteur", in condizioni di completo abbandono, appesi a circa cinque metri di altezza ad un cornicione interno di un capannone magazzino. Fu un acquisto effettuato d'impulso, come per una scommessa a tentare un ritrovamento tuttavia senza alcuna ragionevole probabilità di riuscita.  I pannelli erano ricoperti da uno strato di polvere e sporcizia, quindi con la rappresentazione di New York non individuabile a distanza. Umberto Joackim, dopo averli fatti calare da quell'altezza, li pulì provvisoriamente con una spazzola. Successivamente li ripulì con una semplice spugnetta imbevuta di acqua distillata con una minima percentuale di ammoniaca, riportandolo il dipinto all'originario splendore e sorprendendosi compiaciuto  di aver ritrovato un'opera così importante !

La perla nera, trovata accarezzando la tela con una mano, fu l'elemento che lo convinse a studiare seriamente l'opera nei modi sopra descritti: l'ultima grande opera di Robert Delaunay, morto sei anni dopo, nel 1941!








( ° - ° )


A T T E N Z I O N E !

Questa ricerca di Joackinder é un esempio di creazione artistica del tutto nuova che ha come fine quello di disorientare il critico d'arte avvezzo ad un approccio metodologico ben diverso, basato non come l'ideazione di Joackinder, creativa ed intuitiva, bensì sull'analisi mnemonica di ciò che il critico abbia davvero studiato, compreso e correlato.

Non vi può essere dialogo costruttivo tra le due metodologie se non vi sia alla fine una comune autenticazione dell'opera.

E' chiaro a tutti che qualora il critico d'arte assuma una opinione diversa, non provata da alcun riscontro, Egli giochi a non riconoscere l'autenticità del dipinto.

( ° _ ° )


Tutti i diritti di riproduzione di questa ricostruzione immaginifica
della doppia opera di Robert Delaunay
sono riservati a Newtel srl Editrice
Sciolze (Torino) Italia
e-mail: ubarbe22@gmail.com
I-phone: +39 3485116565